martedì 3 agosto 2010

Postulato di Persig specificato


Il numero di ipotesi esclusivamente razionali che possono spiegare un qualsiasi fenomeno è quasi sempre infinito.

Esiste un antico libro scritto ed illustrato, noto oggi come codice Voynich.
Il manoscritto Voynich - o Ms 408 - è a tutt'oggi l'unico libro scritto nel Medioevo che non sia stato ancora decifrato. I disegni - che potrebbero aiutare nella decifrazione - sono in realtà ancor più enigmatici dell'incomprensibile testo. Vi sono disegni di: 1) piante che, però, non corrispondono alle piante conosciute, 2) stelle e costellazioni, ma se ne riconoscono poche, 3) biologia, ma in verità sono soprattutto ritratte donne nude, immerse in un liquido scuro dentro strane vasche collegate da tubi (?) (vedi l'immagine soprastante), 4) farmacologia, dove sono riprodotte varie ampolle e similari, oltre a radici e pianticelle irriconoscibili, probabilmente officinali. E' una specie di enciclopedia "ante litteram"? E' un testo esoterico, magari collegato a sette ereticali dell'epoca (tipo i catari), criptato per sfuggire alle maglie dell'Inquisizione? E' un reperto alieno, proveniente da altri mondi con altra lingua, altri usi, altre costellazioni, altre piante? E' una burla? Da un punto di vista esclusivamente razionale, non si può escludere nulla, neppure l'ipotesi aliena perchè prima si dovrebbe dimostrare con certezza che gli alieni non esistano. Ed è molto difficile dimostrare l'inesistenza di qualsiasi cosa in modo rigorosamente, esclusivamente razionale. E tanti sono gli studiosi che hanno pubblicato saggi a dimostrazione di ciascuna di tali tesi (ed altre ancora...). Ovviamente saggi "scientifici" e rigorosi... Peccato che spesso giungano a conclusioni contrastanti, pur partendo dallo stesso "fenomeno" - il codice Voynich, appunto - e pur preoccupandosi di seguire sempre metodologie razionali. E' come se, partendo dalla stessa materia - per esempio, della farina - ed utilizzando lo stesso metodo - per esempio, il metodo della panificazione -, qualcuno finisse col produrre del pane e qualcun altro dei ravioli, qualcun altro della birra, qualcun altro ancora del veleno, ecc.

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- Ecco un caso reale, un fatto, che mette in luce la precarietà della sola ragione umana, applicata concretamente alla risoluzione di un problema molto limitato.
- In fondo, ci si poteva aspettare che, dopo tanti secoli, qualcuno sarebbe riuscito a rispondere alle seguenti domande, riguardo a questo codice: a) chi ne è l'autore? b) in che lingua è scritto? c) cosa significa e, quindi, qual è lo scopo dell'opera? Non ci si poteva aspettare almeno la risposta, la soluzione, almeno ad una di tali domande? Fino ad oggi, neppure a questo è giunta l'intelligenza umana, benché assistita anche dalla tecnologia informatica...
- Il codice Voynich è un fatto che, in realtà, è metafora di molti altri fatti, problemi, questioni irrisolti (e se risolti, potremmo chiederci: "Con quale grado di accuratezza e verità?"...).

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Per quanto sembri incredibile a chi non abbia mai riflettuto su certe cose, una ragione rigida ed "esclusiva" - nel senso di escludente qualsiasi altra facoltà umana diversa da sé stessa -, oltre a cadere in un rischioso autoreferenzialismo, spesso "impazzisce" e incomincia a girare a vuoto, a velocità sempre maggiore. E cioè: nella stragrande maggioranza dei casi, una ragione rigida ed esclusiva non è strumento sufficiente di conoscenza, perchè moltiplicherà in modo indefinito teorie e ipotesi, senza potersi mai fermare nel raggiungimento di una conclusione.
Se una ragione rigida ed esclusiva raggiunge una conclusione, quasi sempre c'è qualcosa che non va! Infatti, ciò avviene spesso per pigrizia, per incapacità ad approfondire, per frettolosità, e, insomma, per un blocco improvviso ed immotivato del lavorio razionale che, di per sé, tende "ad infinitum".

martedì 29 dicembre 2009

Principio di Peterson


Le tradizioni sono soluzioni di cui abbiamo dimenticato il problema (dall'"Agenda di Murphy 2009", 30 giugno).

C'era una volta un vecchio saggio, venerato da molti discepoli.
Una sera, il vecchio saggio andò in riva al mare, seguito da alcuni dei suoi più fervorosi allievi.
Mentre essi discutevano insieme attorno ad un falò, il Maestro se ne stava a meditare in disparte, o così sembrava.
Ad un certo punto, volendo nascondere una medaglia d'oro, il Maestro sotterrò la medaglia nella sabbia e, per poterla ritrovare in seguito, fece un mucchietto di sabbia e ci piantò in cima un sassolino bianco.
Quindi, andò a dormire.
I discepoli, quando sentirono il richiamo della stanchezza, si accorsero che il loro beneamato Maestro era già andato a dormire.
Ma si accorsero pure che egli aveva fatto quello strano mucchietto che culminava con un sassolino bianco.
Il mattino dopo, il Maestro si svegliò prima dei suoi discepoli.
Mentre l'alba colorava il cielo e il mare, il Maestro fu preso per un istante dallo sconcerto e dal disappunto: tutta quanta la spiaggia era stata ricoperta da mucchietti di sabbia con una sassolino bianco piantato in cima...

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- Dare importanza a dettagli e a elementi di contorno, come il colore di un sassolino...
- Riprodurre meccanicamente qualcosa fatto da altri, senza preoccuparsi di conoscere il motivo per cui gli altri avevano deciso di fare quell'azione...

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Le tradizioni si presentano come comportamenti ripetitivi. E' una tradizione mangiare ad ogni Natale il panettone...
Ripetendo, scorre il tempo e, pian piano, può accadere che si perda la storia, le origini di un certo comportamento, pur conservando quel comportamento. Si ripetono le azioni, senza ricordare il motivo che le ha determinate. Quando avviene questo, dette azioni ripetute - dette tradizioni - sono già sul letto di morte e, prima o poi, spariranno completamente.
L'aspetto paradossale della questione è che il motivo potrebbe essere ancora valido e attuale e quindi quella procedura risolutiva ripetuta da sempre, quella tradizione, potrebbe essere ancora utile. Ma, dimenticando tale motivo, si rischia di abbandonare la tradizione senza soppiantarla con una nuova soluzione, che possa essere almeno altrettanto efficace. Così, ci si ritrova senza alcuna risposta valida per una data questione, anche importante. E la situazione conclusiva è peggiore della precedente: non si ha più soluzione alcuna, né la consapevolezza del problema, ormai dimenticato. Resta solo un generico e confuso disagio, comunque destabilizzante. Per trovare una nuova soluzione adeguata, si dovrà ripercorrere un processo di scoperta, di consapevolizzazione del problema ovvero della necessità profonda che soggiaceva a quella tradizione: un processo esplorativo forse lungo e difficoltoso, come lo fu la prima volta. Questo modo di fare - superficiale e distruttivo - crea inutilmente molti tempi morti: quelli impiegati nella riscoperta dello stesso problema, dello stesso bisogno, della stessa domanda originaria. Ci si mette ogni volta al punto di partenza. E si rallenta il progresso.

Inoltre, senza ricordare il motivo che ha creato una certa tradizione, si rischia di non seguirla in modo appropriato. Essa diventa un idolo, fine a sé stessa. Diventa una pratica sterile, decontestualizzata, senza significato, noiosa. Si ripete solo per ripeterla, senza la percezione del soddisfacimento di un bisogno qualsiasi.